martedì, 12 agosto 2008 Permalink
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Approfitto dell'estate per leggere. Prima non era così. Prima ogni incontro con un nuovo autore era emozionante. Poi è arrivata l'età adulta. Tardi, tardissimo. Anzi a volte credo che mi abbia presa in giro e che questa scomoda ospite sia soltanto un'impostora. Comunque sia mi obbliga ad alzarmi, mi obbliga a correre mi obbliga a lavorare fino a tardi per poco o nulla. A volte per uno scambio.  La sera sono così stanca che voglio soltanto svuotare la testa davanti a una storia raccontata. No, non ce la faccio a leggermela da sola. E visto che non c'è nessun altro chiedo al lettore dvd. Fagocito film come prima facevo con i libri. Che stavo dicendo?
Ah, che leggo d'estate. Con la strana abitudine di leggere romanzi fumetti e giornali tutti insieme. Un pezzo per volta. Componendoli come se fossero un menù succulento.
Il menù della settimana scorsa è stato a base di "la campana di vetro" di sylvia plath, un vecchio almanacco di dylan dog (erano 2), acqua storta e un Ian McEwan.
Sylvia mi piace.
Dylan dog mi ricorda quando l'età adulta non c'era ancora (per questo si accompagna a grosse quantità di nutella e gelato)
Acqua storta l'ho letto con rispetto. Conosco l'autore. E sono stata felice che lo abbiano pubblicato. E' un'opera prima si sente, ma è piacevole.
Bambini nel tempo invece mi ha messo a dura prova. Con una scrittura densa, un narratore onnisciente che avevo dimenticato, una struttura quasi da classico. Almeno fino alla metà.
Il resto lo leggo stasera.
Buonaserata infiniti bit che turbinate nella rete...
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mercoledì, 06 agosto 2008 Permalink
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Il lavoro mi ha assorbita fagocitata e risputata dopo mesi. Eccomi qui. Senza sapere domani di che vivrò e come pagherò le bollette.  Di nuovo.  Non sono in grado di tessere tele, fili, catene, mi piacciono gli affreschi estemporanei che ti lasciano stupefatto. E con le mani vuote. L'idea di fare di cybercity un portale per scritture emergenti non mi entusiasma più. Facendo un giretto ho visto che ce ne sono troppi, e la qualità di quello che pubblicano è terrificante. Ho l'impressione che in Italia ci siano più scrittori che lettori. Non mi va di far parte anch'io di questo paradosso. Io delle mie parole volevo viverci. Avrebbero dovuto avvertirmi che i copy sono troppi, poco considerati e lavorano solo a Milano. Appena me ne sono accorta ho spostato la bilancia delle mie competenze sul web. Ora progetto portali. Ma non può essere il mio mestiere...è più un gioco.
Intanto la musa infelice è tornata. In compagnia di quella autocritica e quella violenta. Non so se riusciranno a tirarmi fuori più di una frase, a trasformare il singhiozzo di cui soffro in un discorso emozionante.
Quanto saranno brave?
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martedì, 10 giugno 2008 Permalink
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amelie nothomb Amelie Nothomb mi piace. Dal primo libro che ho letto: Metafisica dei tubi. Ha uno stile che mi spiazza. Ogni volta che compro un suo libro, romanzi brevi, non lo divoro come faccio con gli altri. Mi impongo un numero di pagine a sera, per non farlo finire troppo presto. Dizionario dei nomi propri è una favola. Di quelle che non hanno solo principesse e castelli ma soprattutto orchi e sangue...Non quanto me ne sarei aspettata da una mente lucida e spesso crudele come quella di Amelie...pazienza. Plectrude (la protagonista ndr.) deve averle fatto troppa tenerezza. Il finale è abbastanza surreale da dimostrare la sua seria difficoltà a ferire il suo personaggio. Carino.
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martedì, 20 maggio 2008 Permalink
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Quando nella vita decidi di usare le parole e la comunicazione per lavoro puoi trovarti a fare il copywriter in un'agenzia di milano e litigare con un fustino di dash o trovarti, se sei particolarmente fortunato, nella profonda periferia dell'impero, nelle mire di un pazzo paranoico.

Delle due ovviamente mi è toccata la seconda.
Oggi piove e non mi riesce tanto di riassumere. Questa storia è una fastidiosa bava di ragno che mi resterà tra i ricordi temo a lungo.

Nammyohorengekyo

 
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